Droga e munizioni: cinque anni per una assoluzione
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E' durata cinque anni l'odissea giudiziaria di un imprendiotore agricolo aquilano che ad aprile 2008 era stato indagato per coltivazione e spaccio di marijuana e detenzione di circa 150 munizioni di varie tipologie.

 

 

Già in udienza preliminare la difesa aveva evidenziato come dall'esame condotto sul contenuto di una bustina sigillata (un centinaio di semi non meglio specificati) fosse emerso che essi non appartenevano a varietà da droga.
La difesa aveva anche chiarito che le munizioni non appartenevano all'indagato ma al padre, proprietario di armi regolarmente acquistate e denunziate all'Autorità. Con uno dei fucili il padre si era da poco tolto la vita e il figlio, dopo avere comperato all'asta la stessa casa, aveva immediatamente avvertito la locale stazione dei Carabinieri che si era occupata della rimozione delle armi, dimenticando le munizioni.
A seguito di udienza preliminare, l'indagato è stato conmunque tratto a giudizio per rispondere di entrambi i capi di imputazione.
La lunga ed estenuante istruttoria dibattimentale ha visto sfilare dinanzi al Giudice il consulente dell'ARTA Abruzzo, i Carabinieri, il nuovo "proprietario" delle armi e il titolare dell'armeria. All'esito delle varie acquisizioni e deposizioni la difesa è riuscita a far emergere la verità: un sacchetto di semi non appartenenti a varietà da droga non può in alcun modo far ipotizzare il reato di coltivazione e spaccio di marijuana. Quanto alle munizioni, accertato che esse fossero del padre e che l'indagato aveva immediatamente fatto denunzia della loro presenza in casa (insieme alle armi) ai locali Carabinieri, il Giudice del Tribunale di L'Aquila ha derubricato dal primo al secondo comma dell'art. 697 c.p. l'imputazione originaria per concludere con una sentenza (241/13 del 7/16 maggio 2013) di assoluzione e estinzione del reato.
Decisione che giunge a rasserenare l'indagato, anche se con ritardo, e che merita di essere divulgata se non altro perchè, all'indomani della udienza preliminare, la stampa aveva riempito le pagine della cronaca locale con i soliti titoloni, salvo non pubblicare poi nulla a proposito dell'intervenuta e piena assoluzione.

Avv. Fabrizio Lazzaro

 
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